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Ancora privacy.

Ancora privacy. Questa parola è sulla bocca di tutti da un anno a questa parte. Da quando, cioè, se l’è presa in carico l’Unione Europea ed ha messo i puntini sulle i di alcune cose.

Il datore di lavoro, ad esempio, può legittimamente trattare le informazioni dei suoi dipendenti nella gestione del rapporto di lavoro. Tra le informazioni vi può essere anche la valutazione sul corretto adempimento della prestazione lavorativa. Quello che non può fare, invece, è rendere le informazioni disponibili a tutti i dipendenti. Il datore di lavoro che condivide e rende noti valutazioni nonché rilievi positivi e negativi dei suoi dipendenti, sta trattando i dati dei suoi dipendenti in modo illecito e sta adottando un comportamento illegittimo. E questo quand’anche i lavoratori abbiano prestato consenso alla divulgazione. Il Garante è intervenuto sul caso di una Società Cooperativa che, per incentivare i lavoratori più meritevoli, aveva indetto un concorso con valutazioni periodiche in bacheca a seconda delle assenze, delle contestazioni disciplinari, della condotta, etc. Accanto alla fotografia del socio lavoratore una faccina esplicitava il gradimento. I soci al momento della sottoscrizione dell’atto di ingresso, avevano espresso il loro consenso alla partecipazione al concorso.

Il Garante, a seguito della segnalazione, ha immediatamente intimato la sospensione del concorso perché lesivo della dignità professionale dei lavoratori.

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