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Una mattina in BNI

Quando hanno chiesto alla Dott.ssa Farina di riassumere in appena quattro minuti un intero anno, ha pensato che non fosse fattibile. Anche perché non si trattava di un anno qualsiasi. L’anno da riassumere era il 2020, quello Covid. Se vogliamo un anno finito, chiuso, sul calendario, ma di fatto non ancora concluso.

 

La prima chiusura delle scuole era arrivata un anno fa, dall’oggi al domani e aveva scaraventato genitori lavoratori e datori di lavoro nell’emergenza totale: una delle prime, una delle tante. Le soluzioni da predisporre, subito, sono stati congedi, ferie, permessi. Che indubbiamente coprivano l’emergenza vista dai genitori, ma non quella vista dai datori di lavoro. Il primo DPCM, tra le altre cose, prevedeva anche la modalità di lavoro agile che veniva incontro ai datori di lavoro ed ai loro lavoratori. Abbiamo attivato, in un anno, un numero considerevole di smart working. Noi stessi abbiamo utilizzato questa modalità quando l’11 marzo il lockdown – la chiusura totale – si è abbattuto sull’Italia intera. Era la prima volta che utilizzavamo questa modalità, non senza la paura di tutte le prime volte, lo ammettiamo, ma la paura è stata presto fugata. O per dirla meglio, non si aveva tempo di aver paura. Le casse integrazioni imperversavano così come le autocertificazioni. Questa bufera è durata circa dieci mesi. E in questi dieci mesi, dal 23 febbraio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, solo sulla materia del lavoro sono state pubblicate quasi quindicimila pagine di documenti, circa 285 documenti ufficiali.

I DPCM, sigla con cui ormai abbiamo preso confidenza, sono stati sicuramente lo strumento più utilizzato per attuare le misure contenitive o di prevenzione. Come Consulenti del Lavoro abbiamo dovuto studiarne ben 24! Dopo il Governo e i suoi DPCM anche l’Inps ha fatto la sua parte, spesso intervenendo a sciogliere nodosità di documenti che si avvicendavano troppo in fretta. E quindi, ancora, abbiamo letto circolari e messaggi, circa 200 tra le une e gli altri.

Quando siamo rientrati in Studio, dopo lo smart working generale, come tutte le aziende datrici di lavoro, ci siamo misurati coi protocolli di sicurezza per il rientro. Nessun datore di lavoro può mettere a rischio i propri dipendenti. Abbiamo, così, dotato l’ambiente di igienizzanti e termoscanner, ci siamo assicurati con il Medico del Lavoro che la distanza suggerita tra un’impiegata ed un’altra fosse rispettata, abbiamo condiviso regole nuove per limitare al massimo i contatti.

In questa situazione di delirio generale, le scadenze ordinarie dovevano essere comunque rispettate. Credo che le certificazioni uniche 2020 i nostri Collaboratori se le ricorderanno per un po’! Indubbiamente ci sono state delle proroghe, ma ormai gli adempimenti, per non lasciare indietro nessuno, si erano ingigantiti. Inoltre, nel caso delle casse integrazioni, c’erano periodi che si accavallavano ad altri periodi e senza la dovuta attenzione si rischiava di vanificare tutto il lavoro precedente. Nel mentre arrivavano il divieto di licenziamento, la sospensione dei versamenti, gli incentivi e gli esoneri contributivi… Un esonero contributivo, ad esempio, non è la mera applicazione di una previsione normativa. Se un’azienda, infatti, la si fa rientrare in un esonero e poi risulta non averne diritto, è un po’ antipatico farle restituire qualcosa. Un esonero richiede analisi. Ed è quello che abbiamo fatto per ogni azienda affinché non ci fossero dubbi sull’adesione ad una previsione anziché ad un’altra. Ogni azienda ha avuto la giusta attenzione che meritava per superare la burrasca.

La platea ha accolto questi quattro minuti come rivivendoli e, cosa che si era già sperimentata favorevolmente nel pieno della burrasca, ringraziando. Ringrazia per la competenza e la professionalità che fanno sempre la differenza. Ringrazia per la disponibilità che non si è fatta mai superare dalla stanchezza. Ringrazia per la solidità ed il sorriso dell’intero Studio Farina Redaelli cui la Dottoressa Farina è grata. Ringrazia per l’esperienza, ma anche per il cuore.  Ringrazia con rammarico di non aver incontrato prima lo Studio Farina Redaelli, ma è un rammarico da poco quando, alla fine, ci si è incontrati.

 

 

 

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