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La Cassazione sostiene il lavoro familiare.

Sovente l’Inps considera il lavoro familiare come dissimulazione a garanzia di una mera prestazione pensionistica. La Giurisprudenza ha, invece, tracciato da tempo il suo orientamento che riconosce il lavoro familiare come realtà genuina, utile alla tradizione dei mestieri. Gli Ispettori dell’Istituto non sembrano condizionati dall’orientamento dei Giudici. Per Loro vige la presunzione di gratuità della prestazione per motivi familiari e affettivi, nonostante la regola del nostro ordinamento giuridico sia l’onerosità. Ciò, anche in assenza di una norma che esplicitamente vieti l’assunzione di un familiare.

La Corte di Cassazione si è fatta carico di definire e qualificare il rapporto di lavoro tra familiari che è tale ed è lecito in presenza di elementi oggettivi come:

  • Onerosità della prestazione;
  • Presenza costante del lavoratore sul luogo di lavoro;
  • Osservanza di un orario;
  • Programmatico valersi della prestazione;
  • Compenso a cadenze fisse.

Emergendo in sede ispettiva detti elementi, la genuinità e l’effettività della prestazione non possono essere messe in dubbio. Il vincolo familiare può costituire ragione per respingere un rapporto di natura subordinata, ma non deve respingerlo necessariamente.

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