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Tutele crescenti a giudizio.

Il Tribunale di Roma ha escluso dalle tutele crescenti i contratti a termine insorti ante 7 marzo 2015 e successivamente trasformati a tempo indeterminato. La vicenda è quella di un licenziamento disciplinare. Il lavoratore era stato assunto con contratto a termine nel 2014 e poi trasformato a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore del Jobs Act. Il datore di lavoro ha invocato l’applicazione delle tutele crescenti in quanto il contratto, pur essendo sorto prima della riforma, è stato convertito dopo l’entrata in vigore della stessa.

Conversione.

L’ordinanza ha escluso che tutti i passaggi da tempo determinato a tempo indeterminato possano essere ricomprese nel concetto di conversione. Così facendo, infatti, si violerebbero i criteri contenuti nella legge delega. Ha invece sottolineato che vi sono conversioni forzate e conversioni (meglio: trasformazioni) volontarie. Le conversioni vere e proprie (quelle forzate) si riferiscono a quei contratti che, nati a tempo determinato prima del 7 marzo 2015, sono diventati a tempo indeterminato successivamente e in maniera forzata perché affetti da nullità. Rientrerebbe nel regime delle tutele crescenti solo questo tipo di conversione, non le trasformazioni.

Conseguenze.

È prevedibile che le conseguenze dell’ordinanza saranno diverse e rilevanti. Con il Jobs Act, infatti, un numero considerevole di contratti è stato trasformato tanto per fruire degli sgravi quanto per poter applicare il nuovo regime sanzionatorio delle tutele crescenti.

Contratti