Trasferimento del lavoratore: regole, tutele ed esempi

Cosa prevede la normativa, in quali casi è ammesso
Il trasferimento del lavoratore consiste nel cambiamento stabile e definitivo della sede di lavoro, da un’unità produttiva a un’altra, senza indicazione di durata. Non è un semplice spostamento temporaneo, ma una modifica strutturale della prestazione lavorativa.
Vediamo in quali casi è ammesso, cosa prevede la normativa, e cosa succede se il lavoratore rifiuta.
Quando è legittimo il trasferimento
Il trasferimento è legittimo solo se sussistono comprovate esigenze aziendali:
- ragioni tecniche
- esigenze organizzative
- motivi produttivi
In alternativa, può avvenire su richiesta del lavoratore stesso.
Tutele particolari: chi gode di protezioni aggiuntive
Alcune categorie di lavoratori hanno diritti rafforzati e garanzie aggiuntive:
- Dirigenti sindacali
- Lavoratori disabili
- Chi assiste familiari disabili
- Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
Obblighi e condizioni
- Preavviso: è richiesto solo se previsto dal CCNL applicato.
- Indennità: può essere riconosciuta se prevista dai contratti collettivi.
- Forma scritta: il trasferimento deve essere comunicato per iscritto.
- Mansioni e retribuzione: non possono essere modificati a causa del trasferimento.
Il rifiuto del lavoratore: quando è giustificato
Il lavoratore può rifiutare il trasferimento e dimettersi con diritto alla NASpI solo se:
- la nuova sede dista oltre 50 km dalla residenza
- oppure è raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici
Giurisprudenza recente: sentenza del Tribunale di Torino (2023)
Il Tribunale ha chiarito che non spetta al lavoratore dimostrare l’illegittimità del trasferimento.
Cosa succede in caso di trasferimento illegittimo
Se il trasferimento è illegittimo (cioè, privo di giustificazioni tecniche, organizzative o produttive), il lavoratore ha diritto a:
- non essere trasferito
- ricevere la retribuzione per tutto il tempo in cui è rimasto a disposizione, senza essere riammesso in servizio presso la sede originaria.
Se il lavoratore rifiuta un trasferimento legittimo
Quando il trasferimento è giustificato e conforme alle norme, il lavoratore non può rifiutarlo arbitrariamente. Un rifiuto ingiustificato può comportare:
- provvedimenti disciplinari
- fino al licenziamento per giustificato motivo soggettivo
In sintesi
| Aspetto | Regola |
| Legittimità | Solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive |
| Categorie protette | Dirigenti sindacali, disabili, caregiver familiari, RLS |
| Forma | Scritta |
| Preavviso/Indennità | Solo se previsti da CCNL |
| Rifiuto legittimo | Se distanza > 50 km o tempo > 80 min |
| Conseguenze rifiuto non giustificato | Licenziamento per giustificato motivo |
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